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VILLA VITTORIA

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“L’ANIMAZIONE

IN CASA DI RIPOSO”

Progetto di animazione

Casa di riposo “Villa Sirente”


Presentazione

Villa Sirente è una Casa di Riposo per anziani, autosufficienti e non, che accoglie fino a 18 ospiti offrendo loro tutto ciò di cui necessitano per garantire il benessere fisico e psicologico delle persone anziane. All’interno della struttura, oltre alle cure di tipo assistenziale, si svolgono anche attività di animazione e socializzazione le quali si inseriscono all’interno di un contesto pedagogicamente fondato. Scopo di questo documento è la presentazione di tale approccio pedagogico che abbiamo sposato e messo in pratica credendo fermamente nella sua valenza riabilitativa di recupero e prevenzione. Nella nostra struttura, infatti, l’ospite viene inserito in un contesto costruito in modo funzionale ai suoi bisogni nel quale attività di tipo socio-educativo si integrano a quelle assistenziali e dove gli operatori utilizzano modalità operative e strategie che coniugano insieme le due finalità fondamentali della tipologia di utenza a cui si riferisce: il mantenimento e lo sviluppo delle autonomie e il contenimento delle problematiche comportamentali eventualmente presentate da alcuni ospiti. Tali obiettivi vengono raggiunti attraverso una predisposizione ad hoc dell’ambiente/struttura, che va dall’arredamento, alla gestione degli spazi fino alla specifica formazione degli operatori, pensata affinché gli ospiti possano acquisire la necessaria autostima per poter mantenere e sviluppare le proprie autonomie attraverso la socializzazione e la scoperta delle proprie capacità. Tutto ciò parte dalla convinzione che una casa di riposo per anziani debba essere un luogo di risveglio cognitivo e di stimolazione psicologica utili a favorire la socializzazione con gli altri ospiti all’interno di un clima comunitario e cooperante. Attraverso gli assunti della pedagogia sociale applicati alle attività di animazione si cerca di raggiungere il miglioramento dello stato psico-cognitivo dell’ospite e il mantenimento delle sue capacità personali oltre alla scoperta di nuove abilità e competenze.

Fondamenti teorici

Come abbiamo già detto sopra il paradigma che utilizziamo è di tipo pedagogico ovvero avente come scopo principale quello di “riconoscere e potenziare motivi e condizioni di benessere e di vivibilità” (Santelli Beccegato, 2001), quindi finalizzato alla promozione della persona nella sua specifica identità. Altro fondamentale obiettivo della pedagogia sociale è quello di saper riconoscere e quindi superare “condizioni di sofferenza, ragioni di disagio e di emarginazione e motivi di difficoltà sociali” (Santelli Beccegato, 2001), perciò è anche un approccio attento al recupero e alla riabilitazione. Per quanto riguarda, nello specifico, il contesto della persona anziana, dobbiamo tenere presente, infatti, che essa spesso si trova in condizioni di bisogno dettate da problematiche fisiche e/o psichiche o psicologiche: stati di depressione o ansia sono comuni non solo nelle persone affette da demenza senile o altre malattie mentali ma anche negli anziani che si sentono abbandonati o non accettano la loro condizione di vecchiaia. Per queste ragioni la pedagogia rimette al centro “la preoccupazione per l’uomo” (Romano Guardini, 1987), che parte dall’interesse verso l’ospite e dalla disponibilità alla comprensione della sua specifica condizione cosi come viene percepita dall’ospite stesso. Il disagio è, infatti, personale e soggettivo ed il compito dell’operatore è quello di capire che tipo di sofferenza è vissuta in quel momento dalla persona con cui ha a che fare.

Per queste ragioni gli operatori di Villa Sirente, siano essi Oss, Infermieri o Educatori sociali, ognuno nelle sue specifiche competenze e mansioni, sono impegnati nel tenere sempre presenti i concetti spiegati sino ad ora assumendoli come punto di riferimento nel loro agire professionale. Ad aiutare queste che sono considerate vere e proprie “professioni di aiuto” può essere utile la teoria dei bisogni elaborata dallo psicologo Abraham Maslow nel 1954. Egli sostiene, infatti, che ogni individuo deve poter soddisfare alcuni bisogni per la sua piena realizzazione e benessere. Tali bisogni sono posti da Maslow in una gerarchia che va da quelli detti “fondamentali” (mangiare, dormire e i bisogni fisiologici basici) a quelli “superiori” (bisogno d’affetto, di considerazione, di comunicazione, di stimolazione, e tutti quei bisogni più propriamente psicologici e spirituali). Di fatto la non soddisfazione dei bisogni fondamentali, definiti anche elementari, porta alla non soddisfazione di quelli superiori. Ecco perché nella nostra casa di riposo le cure e l’assistenza degli Oss e del personale sanitario è di primaria importanza e il loro lavoro si svolge con l’intento di assicurare sempre che i bisogni fondamentali siano quotidianamente soddisfatti. In ogni modo questo non basta. Se, come abbiamo detto, il nostro approccio è quello pedagogico che mira, quindi, alla felicità degli ospiti e ad un’attenzione personalizzata al loro stato psico-cognitivo, dobbiamo poter garantire anche il soddisfacimento dei bisogni superiori. È qui che entra in gioco il ruolo fondamentale dell’animazione sociale che può essere definita, in un primo momento, come la “qualità della partecipazione” (Santelli Beccegato, 2001). Gli educatori sociali inseriti in struttura, infatti, mirano prima di tutto al coinvolgimento degli ospiti attraverso la loro piena partecipazione alla vita quotidiana all’interno della struttura rendendoli protagonisti e attivi contro la passività e l’indifferenza cui spesso le persone anziane tendono. Lo scopo principale dell’animazione è rompere “l’isolamento della condizione esistenziale” e creare dinamiche di gruppo in un ambiente il più possibile comunitario. L’animazione, perciò, è l’espressione della partecipazione e dell’approccio pedagogico; essa racchiude molteplici significati tra cui, come afferma M. Salas nel suo articolo “Distintas concepciones de la animaciòn sociocultural” apparso nel 1982 all’interno della rivista spagnola “Documentaciòn Social”, l’animazione può essere intesa come “stimolazione di persone o gruppi nel loro desiderio di miglioramento” e promozione del passaggio di soggetti o gruppi da “situazioni di una certa marginalità ad una situazione di contributo al processo sociale”. Essa comprende da attività di ricreazione ed espressione ad attività che favoriscono l’avviamento di un cambiamento personale verso il protagonismo del soggetto. L’animazione, in fine, può essere definita come “quell’insieme di pratiche finalizzate alla coscientizzazione dei singoli e dei gruppi del loro potenziale creativo; al riconoscimento degli spazi e delle possibilità di essere propositivi per una vita personale e sociale più attiva e gratificante.” (Santelli Beccegato, 2001).

Tali pratiche riescono a risvegliare nella persona anziana la vitalità propria dell’esperienza umana in quanto esse vengono svolte all’interno di un contesto di relazione, comunicazione e partecipazione che l’educatore crea con gli ospiti. L’operatore, attraverso l’animazione, mira a coinvolgere le componenti cognitive, emozionali ed affettive dei soggetti usando, inoltre, un approccio non direttivo ma sempre collaborativo e cooperante. Come afferma, infatti, uno dei più grandi studiosi di pedagogia nell’età adulta e anziana, Malcolm Knowles, il successo delle strategie educative con persone adulte procede da una costruzione partecipata delle attività (Chiosso, 2003); ciò vuol dire che ogni azione finalizzata all’animazione deve sempre essere decisa e progettata insieme all’anziano considerando in primo luogo le sue preferenze e le sue capacità.

L’altro aspetto di primaria importanza è la costruzione dell’ambiente che deve, anch’essa, seguire delle linee guida pedagogiche. Il contesto deve essere progettato, nella gestione degli spazi e nella possibilità concreta di poterli vivere, in modo tale da stimolare la parte dell’anziano ancora aperta alla dinamicità e al cambiamento. L’ambiente deve essere predisposto in modo da consentire una costante personalizzazione in base agli interessi e ai bisogni degli ospiti. Spiegandomi meglio intendo dire che ogni ospite deve poter mettere del suo, in termini di abbellimento e trasformazione, del luogo nel quale vive la sua esperienza quotidiana, ovvero la casa di riposo stessa. Per questo a Villa Sirente gli ospiti, con l’aiuto dell’educatore, sono invitati a creare quadri e soprammobili, oltre che foto e disegni e altre “opere d’arte”, da mettere nei vari spazi della struttura per far sentire l’anziano il più possibile in un ambiente familiare e personalizzato. Tale pratica favorisce anche un migliore inserimento di nuovi ospiti in struttura. Per un anziano, infatti, l’ingresso in residenza può essere disorientante e la predisposizione di un contesto accogliente e personalizzato aiuta sicuramente il processo di integrazione e socializzazione con gli altri ospiti e con gli operatori.

In conclusione occorre ricordare che l’approccio pedagogico e l’animazione ad esso collegata costituiscono la qualità della nostra residenza nella quale la cura è intesa non solo come assistenza ma anche come riabilitazione e stimolazione. Attivare la sfera emotiva, affettiva e cognitiva degli ospiti è per noi un elemento fondamentale insieme alla creazione di un contesto accogliente e familiare. Il nostro scopo è quello di prenderci cura della salute della persona anziana da tutti i punti di vista: da quello assistenziale a quello umano. Villa Sirente vuole essere, perciò, una casa di riposo nella quale ogni persona è, appunto, considerata una persona a tutto tondo capace di essere protagonista della propria vita.

Presentazione generale delle attività di animazione

Le attività di animazione sono suddivise in diverse aree che qui di seguito presentiamo velocemente:

  1. A. Attività di base e del quotidiano: igiene personale; assistenza tutelare diurna della persona calibrata sui bisogni di ciascuno; gestione delle attività quotidiane; collaborazione del riordino della struttura

  1. B. Attività sociali: attività educative e di socializzazione finalizzate al mantenimento e allo sviluppo delle autonomie personali e delle abilità relazionali e cognitive. Mantenimento del rapporto con i familiari e implementazione delle relazioni sociali con il territorio;

  1. C. Attività terapeutico-riabilitative: attività di consolidamento e mantenimento delle abilità fisiche e motorie;

  1. D. Attività educative esterne: attività educative esterne da svolgere in piccoli gruppi per consolidare l’inserimento nel tessuto sociale attraverso ad esempio la spesa per i materiali da usare nei laboratori o mercatini esterni;

  1. E. Attività ricreative e sociali: integrazione e socializzazione attraverso attività ludiche, ricreative e culturali anche in alcuni casi eventualmente in collaborazione con le scuole del territorio e varie associazioni di volontariato, musicoterapia;

  1. F. Attività espressive e cognitive: potenziamento delle abilità attraverso attività artistiche di pittura, produzione di carta riciclata, cartonage e realizzazione di manufatti. Potenziamento delle capacità linguistiche, di lettura, di riconoscimento dei colori e dei numeri e di decodifica di consegne verbali.